I temi che tratto e sviluppo in questo blog vogliono essere radici,  radici di conoscenza. Così come le radici nel mondo vegetale consentono alla pianta ancoraggio e nutrimento, allo stesso modo la conoscenza, nutrimento dell’anima, è premessa di centratura, evoluzione, ramificazione e fioritura in ogni essere umano. Puoi riprodurre e diffondere ciò che tra queste pagine ti nutre e fa crescere. Fallo con responsabilità e rispetto, citando la fonte. Riconoscerai il valore del mio lavoro e te ne sarò grata. 

Aggiungi qui il testo del titolo

D. Cosa significa ‘pensare col corpo’?

R. Un quadro appeso storto ci dà fastidio, istintivamente. Perché?

Siamo abituati a considerare le scelte estetiche come scelte mentali. In realtà
l’estetica è radicata nel corpo, ha una base biologica. La sezione aurea la
troviamo nelle piante, negli animali, nelle conchiglie e poi, certo, anche in
architettura, nelle finestre, o in un quadro. Ma ciò non toglie che esista da
prima dell’uomo e che costituisca la base biologica della nostra percezione
estetica. Quando siamo in accordo con queste leggi naturali proviamo una
sensazione di benessere. Quando siamo in disaccordo, creiamo una dissonanza,
siamo a disagio. Siamo ‘fisicamente’ a disagio, tutti. Il modo in cui è
strutturato uno spazio condiziona quello in cui si struttura il corpo. Uno
spazio ti modifica a livello fisico. Uno spazio che ti priva della visione
laterale, come un viale stretto da palazzi alti, ti porta ad una condizione di
disagio: è come vivere con il paraocchi. Una piazza o un panorama molto ampio ti
aprono invece a una condizione viscerale di benessere.

Poi questa risposta fisica può essere ignorata o presa in considerazione. La
sfida del’pensare col corpo’ è quella di ricoscere e onorare queste sensazioni
in situazioni anche più complesse rispetto al quadro storto, ma in cui comunque
il corpo risponde con altrettanta immediatezza e chiarezza.

D. Come si impara a ‘pensare col corpo’?

R. Non si impara, semplicemente si smette di inibire qualcosa che c’è già.
Prendiamo la differenza tra un campione e un fuoriclasse. Essa sta nel fatto che
quest’ultimo non inibisce le qualità corporee. Vi attinge a piene mani. Non ha
qualcosa in più. Semmai ha meno sovrastrutture mentali. E’ come la storiella
della formica che incontra il millepiedi e gli chiede: ’Con tutte quelle gambe,
come fai a non inciampare mai?’. Lui, per rispondere, comincia a pensarci su e
da allora non riuscì più a camminare. Gran parte dell’educazione motoria e
sportiva che riceviamo ci insegna un modo cerebrale di essere nel corpo. Anche
una ballerina di danza classica assume posizioni che sarebbero impensabili in
una scimmia e in un bambino. Eppure un bambino di due anni si muove con una
grazia e una coordinazione incredibili. L’educazione motoria ci insegna
movimenti da robot. Braccia tese in avanti o incrociate di lato. Sono movimenti
inventati dalla testa, innaturali. Se vogliamo stimolare l’intelligenza del
corpo dobbiamo seguire quello che farebbe il corpo, spontaneamente.
‘L’esplorazione fuori è finita, mentre è tempo che cominci quella dentro’, dice
il noto alpinista ed esploratore Walter Bonatti.

D. Del resto abbiamo fatto ricorso, per secoli, alla metafora del corpo come
macchina. Una macchina meravigliosa, ma una macchina.

R. Il punto è che vi sono dei periodi, sia da un punto di vista storico che
individuale, in cui la mente sente il bisogno di controllare il gioco. Per gli
uomini è stato importante pensare di essere al centro dell’universo, proprio per
una questione di sicurezza, di identità. Non è stato solo un errore di tipo
astronomico. E’ stato un bisogno culturale. Nel momento in cui questa sicurezza
non è più stata così vitale è potuta arrivare la rivoluzione copernicana. L’idea
di non essere al centro dell’universo non ci mandava più in frantumi. Lo stesso
accade nel rapporto tra corpo e mente. In certe epoche è stato importante
pensare che l’anima e le emozioni fossero nella testa. Si faceva girare la testa
attorno al corpo, come si faceva girare il sole attorno alla terra. Questa fase
storica e culturale è tramontata e alcune persone capiscono che la testa è stata
creata in funzione del corpo, non viceversa.

D. Vuol dire che ci stiamo lasciando alle spalle un periodo storicamente
adolescenziale?

R. Anche da un punto di vista storico, probabilmente, l’adolescenza è una tappa
obbligata. Nell’adolescenza l’attività mentale prende il sopravvento. E’ il
momento in cui sei più dotato fisicamente per giocare a scacchi o programmare un
computer. Magari non diventi campione a diciassette anni, perché ti serve anche
l’esperienza, ma quello è il periodo in cui hai la massima capacità di
astrazione. Per questo gli adolescenti sono così insicuri. Danno molta
importanza a come appaiono. Se non sei radicato nel corpo, senti che la
situazione è precaria. Negli ultimi secoli abbiamo sviluppato tecniche di
movimento, gusti estetici, un’educazione, ma anche una musica e un’architettura,
che incrementavano il controllo cerebrale. Adesso, visto che già l’abbiamo,
possiamo permetterci di cavalcare liberamente, invece di continuare a stordire
il cavallo.

D. Veniamo all’oggi. Che cosa ci aiuta a ristabilire un contatto con il corpo e
con la sua intelligenza?

R. Statisticamente una donna in gravidanza è una pensatrice corporea. La
sopravvivenza del feto costringe a radicarsi nel corpo. Ma, a parte questo,
potrei rispondere che non puoi fare arte se non pensi col corpo. Solo quando sei
in profondo contatto con la tua anima e con il tuo corpo puoi esprimere qualcosa
di trascendente. Al corpo puoi arrivare anche perché costretto da una malattia.
La malattia ti porta spesso al punto in cui capisci che non puoi continuare a
fare una cosa solo perché la tua mente lo vuole. Sei costretto a guardare quello
che ti succede veramente. Se hai uno stomaco che digerisce anche i sassi non ti
accorgi degli effetti che hanno i cibi su di te. Quando cominci ad avere qualche
problema, sei costretto a fare attenzione a quello che mangi. La malattia spesso
ti obbliga a mettere un freno all’onnipotenza della testa. Ti costringe a
sentire, come la gravidanza.

D. Che cosa invece ci aiuta a non sentire le informazioni corporee?

R. Molte cose, naturalmente. Nel corso dei secoli i mezzi inventati per far
ruotare la testa attorno al corpo sono stati molti. Dal tipo di educazione, come
ho detto, ad altri apparentemente più minuti e banali. Sa come è diventato
popolare il caffè? Negli Stati Uniti, agli inizi di questo secolo, si sono
accorti che i lavoratori producevano di più quando lo bevevano e hanno quindi
introdotto i distributori sui posti di lavoro. Il caffè permette di controllare
con la mente i bisogni del corpo. E’, in seme, il meccanismo che porta una
squadra a dopare i propri atleti e a bruciarli nel giro di due stagioni
piuttosto investire nel tempo. Come invece è accaduto per Baggio che, a 36 anni,
continua a giocare. Oggi, infatti, ci si rende conto che le aziende in grado di
sopravvivere sono quelle più complete, in cui le persone sono in contatto con se
stesse. Quando accentui il controllo della mente hai vantaggi solo sul breve
periodo.

D. Poi la gente va un po’ fuori e deve andare in terapia.

R. Sì, ma il discorso sulla psicoterapia è complesso perché una psicoterapia che
lavora a livello della mente ti sradica ancora di più. All’Università dell’Ohio,
negli Stati Uniti, hanno condotto una ricerca per capire quali caratteristiche
deve avere una psicoterapia, per funzionare. Hanno filmato migliaia di sedute. A
un certo punto si sono accorti che erano in grado di predire se una terapia
avrebbe avuto successo o no. Avevano individuato un parametro molto semplice: il
tempo della risposta. Se il paziente rispondeva immediatamente a una domanda che
gli aveva posto il terapeuta, non c’era cambiamento. Le persone più lente nel
rispondere, invece, cercavano di cogliere anche le proprie reazioni fisiche di
fronte alla domanda. Tra l’entrata della domanda e l’uscita della risposta c’era
un periodo di percezione del corpo. E’ una realtà indipendente dalla scuola a
cui appartiene il terapeuta. Dipende piuttosto dal fatto che questi incoraggi o
meno il desiderio del paziente di conoscere le proprie sensazioni corporee. Per
questo dicevo che non conta la tecnica ma l’atteggiamento.

D. E cosa invece ci fa perdere contatto con il corpo?

Se si vuole evitare l’integrazione con il proprio corpo, le strade sono
infinite. Anche la psicoterapia va bene. Puoi andare avanti anni a raccontare
quello che vuoi. Il problema è: quando pensi solo con la testa non distingui più
ciò che è finto da ciò che è reale. Non avendo radicamento nella realtà e nel
corpo, una cosa finta e una reale diventano equivalenti. Confondere il modello
con la realtà è come entrare in un ristorante e mangiare il menù, diceva Arthur
Bloch. Abbiamo conservato il cervello di Einstein in formalina, per poterlo
studiare ancora oggi. Come se tutto quello che pensava l’avesse elaborato nella
sua testa. Ma Einstein stesso diceva che le sue intuizioni nascevano dal corpo.
Di fronte a situazioni così complesse, come quelle poste dalla fisica nucleare,
la testa da sola non ce la fa. L’intelligenza non è situata solo nel cervello,
ma in cellule distribuite in tutto il corpo, sostiene lo scienziata americana
Candace Pert.

D. Vuol dire che gli scienziati pensano col corpo?

R. Questa non è una novità. Leonardo usava il corpo come strumento di pensiero.
Si dice che riuscisse a piegare un ferro di cavallo, anche se era vegetariano.
Cavalcava benissimo. E’ una questione molto importante. La vera conoscenza
avviene quando confronti l’informazione che ti arriva da fuori con la reazione
che hai dentro. Il pensiero creativo è solo la sintesi tra queste due cose.
Wright parlava dell’importanza della fisicità per gli architetti. Prima di
metterli a progettare li faceva lavorare manualmente nella sua scuola. Riteneva
che questa fosse la radice. Altrimenti vengono fuori cose mentali. Case
inabitabili.
Pubblicato da somatica a 03:58 0 commenti:
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benessere sul corpo. la nostra sede operativa si trova a Norma in provincia di
Latina presso l’hotel Villa del Cardinale. Da anni effettuiamo corsi sul Cranio
Sacrale Integrato, offriamo approfondimenti ai professionisti e a chi per la
prima volta si avvicina a questo mondo. Potete trovare tutte le informazioni sul
nostro portale www.craniosacrale.it una risorsa utile per tutti coloro che
vogliono avvicinarsi, o sono dei professionisti del settore. CranioSacrale, e
l’approccio somatico.. il Laboratorio del Benessere comincia da noi.
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indivisibile di ciò che è giusto, quindi prima o poi si vendicherà. Inizierai a
sentirti in colpa perché hai fatto questo e non quello, perché hai scelto questo
e non quello, che forse era la cosa giusta. Non puoi essere sicuro di ciò che
fai perché non sei ancora sicuro di ciò che sei. L’essere viene prima, e, una
volta che l’essere è stato realizzato, ogni azione è giusta, non im porta più
quello che fai. Pertanto la mia enfasi non è sull’azione. La mia enfasi è
sull’essere: scopri il tuo essere. Prima devi essere, poi l’azione giusta viene
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